venerdì 3 dicembre 2010
Respinto il ricorso elettorale
Il centrosinistra aveva rilevato la mancanza assoluta di identificazioen ai seggi dei 24 cittadini comunitari che, benchè ammessi al voto in base ad un aattestazione del sindaco, avevano votato senza esibire nessun documento di identità e senza essere identificati espressamente dai componenti del seggio.
Il TAR ha ritenuto che le firme apposte sulle pagine dei verbali di sezione, firme che, unitamente al timbro, vidimano i registri, fanno fede anche dell'identità delle persone i cui nomi erano comunque stati riportati nelle apposite pagine.
L'Amministrazione Salvi resta, quindi, in sella per 23 voti e con un grande dubbio che ancora resta sul fatto che quei cittadini siano stati realmente identificati.
giovedì 2 dicembre 2010
Persa la battaglia, ma non la guerra!
La discussione di ieri non è riuscita a convincere il Collegio della gravità della situazione. La decisione, per il momento, legittima l'operato di chi vuole definitivamente affossare la sanità pubblica e il diritto alla salute e all'assistenza nelle zone interne. Questo è un fatto gravissimo.
Noi andremo avanti. Impugneremo davanti al Consiglio di Stato questa decisione e percorreremo ogni strada per difendere una posizione di cui siamo fermamente convinti.
Qualcuno dovrà interrogarsi a Roma, a L'Aquila e a Guardiagrele sulle proprie responsabilità, su atti che cancellano definitivamente la sicurezza di un intero territorio che resterà privo della benchè minima tutela. Qualcuno dovrà spiegare ai cittadini perchè ha perseguito con così ferma caparbietà il disegno di cancellare i piccoli ospedali concependo un disegno ingiustificato e pericoloso. Qualcuno, a Guardiagrele, dovrà spiegare perchè ha supinamente avallato, sposando il principio della riconversione, questo scellerato programma, ha tergiversato, ha segretamente trattato senza informare nessuno.
Dal Municipio, intanto, non è giunta neanche una telefonata che si sarebbe aggiunta alle decine di chiamate di cittadini e operatori interessati alla sorte del nostro ospedale.
Anche all'amministrazione preannunciamo che abbiamo perso una battaglia ma non la guerra e che lo scontro da oggi sarà ancora più duro.
Non avremo nessun altro interesse se non quello di difendere, ad ogni costo, l'ultimo presidio di tutela della sanità pubblica di una intera comunità.
Diffidiamo ancora una volta chiunque dal porre in essere atti che pongano in pericolo questo interesse e dall'avallare condotte che hanno il solo effetto di depredare i cittadini del bene più importante: la salute.
mercoledì 1 dicembre 2010
Domani il responso
Stamattina si è svolta davanti al TAR L'Aquila la discussione del ricorso promosso dal gruppo consiliare di centrosinistra "Guardiagrele il bene in comune" contro le delibere con le quali si decide la chiusura dell'ospedale di Guardiagrele entro il prossimo 31 dicembre.
Nel corso della discussione davanti al Tribunale l'avvocatura distrettuale ha prodotto un documento a firma della Baraldi dal quale, secondo la difesa dell'amministrzione, dovrebbe risultare che la popolazione è sicura.
La difesa dei ricorrenti ha fatto presente al Tribunale che il Piano Operativo mette nero su bianco (pag. 17 dell'allegato B) che l'assistenza medica e infermieristica è prevista per le 12 ore e che le stesse difese avversarie prevedono la costituzione di un PTA da affidare alle cure dei medici di famiglia per occuparsi di codici bianchi e verdi.
E' stata manifestata la disponibilità ad una sospensione con invito all'amministrazione al riesame delle delibere tenendo conto dei vizi che sono stati denunciati nel ricorso.
Ieri, intanto, al termine dell'assemblea in ospedale nel corso della quale i consiglieri hanno informato ancora una volta i cittadini, questi sono saliti sul tetto dell'ospedale ed hanno issato uno striscione che rivendica "diritto alla salute e diritto all'ospedale".
martedì 30 novembre 2010
Il giorno del giudizio!/2
Il Programma Operativo firmato da Chiodi e Baraldi, dunque, passa ancora una volta al vaglio del TAR de L'Aquila.
Dopo il rigetto delle richieste di sospensiva sollevate nei mesi scorsi, il ricorso presentato dal gruppo consiliare di opposizione al comune di Guardiagrele diventa la leva che potrebbe scardinare o, comunque, compromettere gravemente un disegno politico scritto tra Roma e L'Abruzzo.
Al Tribunale amministrativo regionale è rimessa la decisione che potrebbe segnare la svolta nella sanità abruzzese.
Se la sospensiva sarà accolta, vuol dire che ci sarà ancora una speranza per la sanità pubblica in Abruzzo; se sarà rigettata, vorrà dire che interi territori, già depredati di tutto (della scuola e dei trasporti, ad esempio) resteranno privi anche della tutela del diritto alla salute che ancora gli era riconosciuto.
Tecnicamente la situazione di Guardiagrele è diversa da quella di Casoli, Gissi, Pescina e Tagliacozzo. A differenza delle strutture di questi comuni, che erano già disattivate al momento della presentazione dei ricorsi, l'ospedale di Guardiagrele è ancora operativo.
Qualche giorno fa c'è stata la conferma che si attende l'esito di questo giudizio prima di emettere atti formali che diano attuazione alla delibera n. 45 del commissario Chiodi, come ha confermato la direzione sanitaria della ASL di Chieti.
Ecco perchè in questo caso il TAR non potrà dire che il danno si è consumato ed è questo il motivo per il quale tutti guardano con attenzione e trepidazione a questa decisione.
La responsabilità che grava sulle spalle del collegio aquilano è una responsabilità seria dalla quale dipendono le sorti di interi territori, di non meno di 40000 cittadini residenti nell'area che fa riferimento al "SS. Immacolata" di Guardiagrele.
Questo poteva essere il momento della condivisione e della difesa corale di un diritto da parte di una intera città, ma c'è stata una parte, quella che sostiene l'amministrazione comunale e lo stesso Chiodi, che ha preferito tergiversare, ritardare, trattare segretamente, protestare all'apparenza e condividere nella sostanza una logica che noi abbiamo sempre e convintamente rigettato.
Siamo stati i primi in Abruzzo a parlare della necessità di impugnare il Programma Operativo. Lo facemmo pubblicamente in piazza lo scorso 22 agosto, a poco più di una settimana dalla disattivazione dei primi ospedali.
Abbiamo lanciato per primi una diffida che in pochi, per la verità, hanno condiviso.
Siamo scesi in piazza tre volte negli ultimi due mesi per condividere con i cittadini tutti i nostri passi.
La scorsa settimana abbiamo incontrato il Prefetto di Chieti al quale abbiamo illustrato la gravità e la serietà della situazione.
Abbiamo raccolto nelle strade e nelle piazze la preoccupazione di tanta gente che teme per il suo futuro e che ha riposto nella nostra iniziativa giudiziaria le proprie speranze che sono soprattutto quelle dei nuovi poveri, quelli che non hanno famiglia, che non hanno assistenza, che vedono compromessa la possibilità di avere il sostegno necessario nel momento del bisogno.
Ci siamo fatti carico, nel silenzio della politica locale, di un vuoto e di un silenzio che non hanno pari. Abbiamo assunto sulle nostre spalle una iniziativa che, se non fosse stata presa, oggi ci vedrebbe di fronte a decisioni definitive.
Se non avessimo dato inizio a questa azione giudiziaria la Direzione Generale avrebbe già messo nero su bianco le sue determinazioni. E lo avrebbe fatto senza nessuna difficoltà perchè nessuna difficoltà ha avuto, ad esempio, a dire che il piano operativo non produce risparmio.
Oggi sentiamo il peso di questa enorme responsabilità, ma abbiamo la serenità di avere fatto molto di più di quello che a noi si poteva chiedere.
Chi amministra Guardiagrele ha preferito percorrere altre strade, ha denunciato e denuncia la mancata consultazione dei sindaci e, poi, ha trattato con Chiodi e Baraldi per avere poco più di niente; ha difeso e difende una sanità del territorio che nulla garantisce ai cittadini.
Ad una sola delle cose che ha detto l'amministrazione noi crediamo: quando dice che un PTA non basta.
E' vero! Non le basta, non basta a Salvi un PTA perchè si vogliono anche una RSA, un centro Alzheimer, un ospedale di Comunità e questo mentre sono gravemente compromessi, già da oggi, anche i servizi della diagnostica.
Due medici lasceranno la Rediologia entro un mese e già da tempo è sospeso un progetto sperimentale per la ricerca del tumore al seno. Cosa ha fatto l'amministrazione?
E dove sono i capipopolo che hanno carpito la buona fede e i timori della gente per farsi campagna elettorale?
Li avete più sentiti Tavani, Micucci, Di Stefano, Febbo, Montepara...Cosa hanno da dichiarare su questa pagina nera della sanità pubblica scritta dai personaggi che hanno contribuito ad eleggere?
E i cittadini guardiesi che hanno dato fiducia a chi aveva promesso che l'ospedale non sarebbe mai stato chiuso hanno finalmente capito che questa farsa è finita?
Il nostro ricorso, come dicemmo in agosto, non guarda, però, solo a Guardiagrele perchè è certo che se il TAR darà uno stop questo sarà per tutti; significherà che vi è ancora chi ha il coraggio di stabilire che un sistema sanitario non può essere il frutto di una trattativa fatta tra pochi tecnici su un tavolo romano; significherà che c'è ancora spazio per rivedere scelte illegittime e immotivate che dalla sera al mattino hanno smantellato un sistema di sanità pubblica che aveva già subito pesanti tagli e che aveva superato anche il vaglio della compatibilità economica perchè frutto di un severo piano di rientro; significherà che l'intera regione, grazie all'iniziativa di cinque consiglieri di opposizione di un comune di 10000 abitanti, avrà ancora una speranza da coltivare.
domenica 28 novembre 2010
sabato 27 novembre 2010
Altro che smentita!

venerdì 26 novembre 2010
mercoledì 24 novembre 2010
Il Prefetto ci riceverà tra un'ora
1. Con le delibere 44 e 45 del 2010 il Commissario per il rientro dai disavanzi sanitari ha approvato il Piano Operativo 2010 che prevede la disattivazione di cinque piccoli ospedali. Quelli di Casoli, Gissi, Pescina e Tagliacozzo sono già chiusi.
2. Per il 31 dicembre 2010 è prevista la chiusura dell’Ospedale “SS. Immacolata” di Guardiagrele. Con la disattivazione è prevista la sostituzione dell’Ospedale con un Presidio Territoriale di Assistenza (PTA)
(doc. 1 – scheda del Piano Operativo relativa all’ospedale di Guardiagrele)
(doc. 2 – descrizione del PTA)
3. Il gruppo consiliare “Guardiagrele il bene in comune” ha diffidato le Autorità sanitarie (regionali e locali) dall’adottare o avallare decisioni che determinano la chiusura dell’Ospedale
(doc. 3 – diffida del 19.8.2010)
4. Il gruppo consiliare ha promosso due ricorsi davanti al TAR contro le delibere commissariali denunciando le seguenti violazioni di legge:
- il Commissario ha abusato del suo potere perché è stato nominato solo per dare attuazione al piano di rientro;
- il Piano Operativo contiene previsioni contrastanti con il Piano di Rientro (approvato con delibera G.R. 224/2007 e completamente “versato” nel Piano Sanitario Regionale – LL.RR. 20/2006 – 6/2007 e 5/2008)
- Il Piano Operativo, infatti, in base alla Legge (articolo2, comma 88 della L. 191/2009) deve dare attuazione al Piano di Rientro;
- Il Piano Operativo, nel momento in cui stabilisce fin nel dettaglio la geografia della rete sanitaria regionale (stabilendo quali ospedali chiudono) ha violato le prerogative della Regione Abruzzo che è l’organo che con legge ordinaria può e deve procedere alla programmazione sanitaria e a disegnare la rete ospedaliera (si configurano, pertanto, violazioni della L. 833/1978, D.Lgs. 502/1992);
- Il Piano Operativo è stato adottato dal Commissario regionale senza nessuna consultazione con il territorio: non sono stati sentiti sindaci, sindacati, associazioni (si configurano, pertanto, violazioni della L. 833/1978, del D.Lgs 502/1992, della L. 241/1990, della L.R. 146/1996);
- Il Piano Operativo (che ha il contenuto di un nuovo Piano Sanitario e di un nuovo Piano di Rientro concordato con il Governo) assumerebbe la forma di un nuovo Piano di Rientro con la conseguenza che, proprio in base alle previsioni della L. 191/2010, il commissariamento sarebbe dovuto cessare;
- Il Piano Operativo annulla la rete di emergenza-urgenza di un intero territorio violando le previsioni del Piano Sanitario Regionale (approvato, da ultimo, con L.R. 5/2008, mai abrogata dal Consiglio né annullata dal Commissario) che prevede(va) per ogni ospedale della Regione una Unità di Pronto Soccorso;
- Questa previsione è anche confermata da un accordo sindacale sulla mobilità da cui risulta quale sarà la fisionomia del PTA (doc. 4 - accordo sindacale per la mobilità)
- Il Piano Operativo viola le previsioni del D.P.C.M. 29.11.2001 in materia di Livelli Essenziali di Assistenza.
5. Sul tema della partecipazione c’è una gravissima lesione del diritto dei sindaci e, in generale, dei cittadini e appare contraddittoria la posizione della ASL dal momento che:
- il Direttore Generale dichiara che questa materia non è soggetta al confronto (doc. 5 - verbale comitato ristretto del 26.7.2010)
- la ASL nella sua difesa dice che l’obbligo di informazione è stato adempiuto dal momento che sono state fatte riunioni sul territorio (es. di associazioni);
- la ASL nella sua difesa dice che l’obbligo informativo è stato assolto grazie agli incontri avuti proprio in Prefettura (si citano due verbali del 28.4.2010 e del 28.6.2010).
6. Il Piano Operativo, nel sostituire all’ospedale un Presidio con assistenza medica e infermieristica “h12” e nell’eliminare tanto i reparti per acuti (geriatria, medicina generale, psichiatria), quanto i posti di lungodegenza oltre ai servizi di chirurgia programmata, compromette la salute di un intero bacino che coinvolge circa 40000 abitanti.
7. Si propone, come “alternativa” un nucleo di cure primarie gestito dai medici di famiglia, ma questo non può essere un servizio sostitutivo dell’ospedale per pazienti acuti (doc. 6 – proposta di progetto chiesta ufficialmente e mai formalmente consegnata, sebbene circolata).
8. Su questo punto è da segnalare che:
- il sub-commissario Giovanna Baraldi dice in una relazione che è al lavoro un gruppo di lavoro con i medici di famiglia (doc. 7 - relazione sub- commissario del 30.9.2010)
- il direttore generale della ASL dice che nessuna soluzione è ancora allo studio con ciò ingenerando una confusione generale sulla situazione attuale (doc. 8 -risposta dott. Zavattaro del 10.11.2010);
- il progetto proposto dai MMG non è stato mai ufficialmente comunicato anche se ne è circolata una copia dalla quale si evince chiaramente che una strada è stata tracciata e non è quella che garantisce i servizi di emergenza-urgenza) (doc. 6 – proposta di progetto chiesta ufficialmente e mai formalmente consegnata, sebbene circolata)
9. Questo quadro è ulteriormente aggravato da alcune circostanze di fatto:
- i pazienti che oggi trovano ricovero a Guardiagrele saranno costretti a rivolgersi a Chieti e sappiamo che il Policlinico è ingolfato (difficoltà per trovare parcheggi, per accedere al pronto soccorso, per trovare un posto letto in reparto dove spesso si staziona per giorni nelle barelle – con ciò si dimostra la incapacità del sistema di assorbire il colpo derivante dalla chiusura dell’ospedale di Guardiagrele);
- il Presidio Ospedaliero di Guardiagrele, sebbene non ancora chiuso, è sottoposto a continue privazioni alle quali non si dà soluzione:
o le prenotazioni per prestazioni assistenziali sono sospese da tempo;
o l’Unità Operativa di Radiologia – che pure dovrebbe continuare a funzionare – sarà entro fine anno privata di due unità mediche (una delle quali è anche direttore sanitario dell’Ospedale).
10. Vi è grande confusione anche nella gestione del problema e nella rappresentazione delle sue cause dal momento che, mentre si fa passare la notizia che sono necessari tagli alle spese, accade che:
- il Piano Operativo dice che i costi fissi non saranno, comunque, eliminati (doc. 9 - pag. 6 delibera n. 44)
- il direttore generale dichiara che la disattivazione dell’ospedale non comporta nessun risparmio (doc. 10 - estratto dichiarazioni al Consiglio Comunale di Guardiagrele del 14.9.2010);
- Il tavolo tecnico Regione-Ministero, nella riunione del 17.3.2010 dice che il Piano Sanitario Regionale è validato e che, sostanzialmente, il debito è rientrato (doc. 11 – stralcio del verbale)
11. La ASL sostiene di avere ammortizzato la chiusura di Gissi e Casoli con i posti di Atessa e Lanciano, ma va detto che non tutti i posti disattivati a Casoli sono stati riattivati a Lanciano.
12. La Regione e la ASL sostengono che il Piano Operativo ha dovuto dare attuazione al nuovo Patto per la Salute (doc. 12 – stralcio patto per la salute). Va detto, però, che se si fosse applicato il criterio adottato, ad esempio, in Lazio e Molise (popolazione residente / 1000 x 3,5 pl), avremmo avuto diritto a più posti letto:
- i pl x 1000 previsti dal Patto sono 3,5;
- il PO, invece, ne prevede appena 2,9 (perché?);
- già il Piano Sanitario del centro sinistra prevedeva 3,5 pl x 1000 per gli acuti (tale previsione si poteva lasciare invariata);
- il PO, invece, ha tagliato ben 886 pl in più;
- applicando il criterio fissato dal Patto e considerato che la popolazione è aumentata, avrebbe dovuto aggiungerne 135.
(doc. 13 – prospetto del taglio dei posti letto).
13. Si fornisce, altresì, la seguente documentazione:
(doc. 14 – piano relativo al taglio delle Unità Operative complesse da cui si evince che anche il Pronto Soccorso di Atessa e Ortona saranno declassati/tagliati)
14. In conclusione, al di là delle violazioni di legge sopra richiamate, appare assolutamente messa in pericolo la salute dei cittadini a causa dello smantellamento di un Presidio Ospedaliero per pazienti acuti. La salute (e la vita) dei cittadini è messa in pericolo anche a causa della disattivazione di un servizio di pronto soccorso che sia in grado di gestire le emergenze in un territorio montano nel quale la percorrenza di strade spesso tortuose e di difficile praticabilità soprattutto nei mesi invernali di fatto impedisce di poter stabilizzare una patologia acuta (infarti, ictus, gravi traumi) in poco tempo con conseguente pericolo per la vita stessa.
15. La rete ospedaliera, privata del presidio di Guardiagrele, non è in grado di rispondere a queste emergenze per:
- la difficoltà di raggiungerlo (con mezzo proprio e con ambulanze del 118 che possono anche tardare proprio a causa delle condizioni geo-morfologiche della zona);
- il fatto che i reparti già sono intasati e difficilmente riuscirebbero ad assorbire la nuova domanda.
16. Il PTA (né come è previsto nel Piano Operativo né con eventuali aggiunte di servizi come RSA, centri per Alzheimer né, infine, con l’aggiunta di ospedale di comunità affidato ai medici di base…) non sarebbe in grado di fare fronte a queste esigenze di tutela della salute, soprattutto relativamente alla rete di emergenza-urgenza (che viene disattivata insieme con l’ospedale) e, comunque, a causa della sua impossibilità di ricovero di pazienti acuti (oggi, invece, curabili in condizioni di efficienza per i pazienti, nei reparti ospitati dall’Ospedale di Guardiagrele).
17. La Direzione Sanitaria Aziendale ha annunciato che procederà alla sospensione dei ricoveri e alla disattivazione dell’ospedale entro il prossimo 15 dicembre se il TAR non sospenderà le decisioni.
18. Il progetto di disattivare un intero presidio ospedaliero e annullare servizi di emergenza-urgenza su un intero territorio (per altro con caratteristiche geo-morfologiche del tutto peculiari) concreta senza dubbio una interruzione di pubblico servizio soprattutto nel momento in cui, attuata questa programmazione, nessun servizio per pazienti acuti e per l’emergenza resta sul territorio (né si può dire che una surroga può essere assicurata dal PTA previsto nel Piano Operativo)
sabato 20 novembre 2010
On. Turco, chiami Chiodi in commissione!
L'ex ministro per le politiche sociali non ha potuto non parlare del tema della sanità e del fatto che il piano della regione Abruzzo che indiscriminatamente elimina i servizi costituisce una lesione del diritto alla salute.
Livia Turco fa parte della COMMISSIONE PARLAMENTARE DI INCHIESTA SUGLI ERRORI IN CAMPO SANITARIO E SULLE CAUSE DEI DISAVANZI SANITARI REGIONALI.
Oltre alla promessa di tornare a Guardiagrele, di promuovere e sostenere il comitato nazionale "articolo32", di lavorare per la tutela dei piccoli ospedali, ci ha fatto anche quella di chiamare in Commissione Gianni Chiodi e Francesco Nicola Zavattaro.
Almeno in quella sede potranno spiegare meglio il perchè di questi tagli e potranno rispondere alle decine e decine di domane che gli stiamo facendo da quasi tre mesi.
Grazie on. Turco per quello che potrà fare!
giovedì 18 novembre 2010
domenica 14 novembre 2010
Il grande bluff
Il nostro gruppo si è fatto, quindi, carico di una seconda iniziativa mentre il comune di Guardiagrele resta silente.
Per la cronaca va detto che ricorsi contro il PO sono stati presentati dai comuni di Casoli, Gissi, Pescina e Tagliacozzo e non da Guardiagrele.
Va chiarito, poi, anche l’aspetto relativo alla richiesta che noi abbiamo formulato. A noi la chiusura/disattivazione non sta bene e abbiamo chiesto e chiediamo la sospensione del PO; una volta sospeso siamo disponibili a trattare.
Questo è il mandato che il sindaco ha ricevuto lo scorso 14.9 (la delibera 88 dice che il Consiglio Comunale) si oppone con forza al PO e ne chiede l’immediata sospensione.
Qualsiasi iniziativa che si discosti da questa decisione chiara e definitiva è contro la volontà del Consiglio e contro la volontà della Città.
A questo proposito torno a ribadire un concetto che il sindaco forse non ha compreso. L’elemento che colpisce di più la gente e anche il Tribunale (ne abbiamo avuto prova a Pescara) è il tema del Pronto Soccorso e il PO dice chiaramente che il PS chiuderà.
Caro Sindaco, lo sai che se sulla stampa scrivi e dichiari che il PS non chiuderà offri un’arma al mio avversario? Lo sai che il mio avversario (che per difendersi produce persino articoli di stampa) mi dirà che è tutto a posto e che il PS non chiude perché “è scritto sul giornale”?
Oppure quando parli di PS ti riferisci a qualcosa che vuoi (e volete) chiamare PS ma PS non è?
E qui apro un capitolo che definisco ridicolo se non fosse drammatico.
Lo scorso 4.10 mi sono recato alla ASL e sul tavolo del Direttore Generale che gentilmente mi ha ricevuto ho visto (e Zavattaro me lo ha confermato) una comunicazione dei MMG relativa ad un progetto (quello che la Baraldi era venuta ad applaudire a Guardiagrele).
Il pomeriggio del 4.10 ho chiesto alla Direzione Generale di averne una copia. La richiesta di accesso è stata rinnovata per ben 4 volte e solo lo scorso 10.11 la Direzione i ha risposto dicendo che niente bolle in pentola (Zavattaro afferma che allo stato nessuna atto aziendale è stato assunto in relazione al progetto dei MMG di Guardiagrele e/o degli NCP o in relazione a qualsiasi altro aspetto conseguente delle delibere commissariali di rimodulazione del Presidio di Guardiagrele e si aggiunge che la proposta è stata rigettata anche alla luce delle risultanze di un convegno tenutosi a Sulmona lo scorso 30.10).
Caro Direttore non ti credo.
Ti ho chiesto di avere il progetto e non di sapere se è stato approvato. Ma il progetto non me lo hai dato! Ti ho chiesto di leggere cosa c’è scritto e cosa gli NCP di Guardiagrele vorrebbero fare dentro l’ospedale, ma non me lo hai consentito. Mi dici che non è stato adottato nessun atto, ma qualche giorno fa, accompagnato anche dal dott. Floriano Iezzi (assessore al comune e medico di base), hai visitato l’ospedale e il Distretto per vedere come ficcare tutto dentro l’ospedale che ti accingi a svuotare per eseguire gli ordini di Chiodi.
Ma io capisco perché non me lo hai voluto mostrare! Perché se avessi letto (se avessimo letto) quello che c’è scritto avremmo dovuto gridare allo scandalo.
E allora gridiamo allo scandalo!
Il progetto dei MMG prevede uno smantellamento di fatto del PS. Prevede che il PS che loro vogliono fare accetterà solo i codici bianchi e verdi (cioè quelli già dovrebbero essere curati che negli ambulatori dei MMG). Mette in pericolo la salute dei cittadini e mette in pericolo anche la sicurezza dei MMG caricati di responsabilità che non gli competono.
Se Sandro Salvi e Floriano Iezzi intendono difendere questo progetto sappiano che non ci stiamo. Se ricorrendo al TAR pagheranno la sospensione del PO con questa proposta che è semplicemente irricevibile, noi lo segnaleremo pubblicamente.
Questo progetto non disegna un ospedale, ma una struttura che non dà garanzie.
Pubblicamente diffidiamo la ASL, il sindaco e l’assessore (che spero non vorrà mettere la sua firma su questo documento) dal dare seguito ad una iniziativa di questo tipo.
Salvi ha ricevuto un mandato preciso che non è questo e, soprattutto, quello che fa ce lo venga a raccontare perché questo si è impegnato a fare.
Ci metta a disposizione le informazioni che ha e i documenti che ha e non sia complice della commedia che vede negare l’accesso ad atti che, poi, circolano e di cui fortunatamente veniamo in possesso.
A questo proposito, permettete di aprire una parentesi e di esprimere la solidarietà alla dott.ssa Verì, presidente della commissione V regionale. Ci dice che non possiede materialmente il piano sui tagli e i declassamenti che in Abruzzo interessano 217 reparti ospedalieri (Il Centro del 12.11).
Eccolo il Piano, altro che “toto reparti”, dott.ssa Verì. Lo sa cosa c’è scritto? Che 217 Unità Operative Complesse (i Reparti con i Primari, per intenderci) chiuderanno entro fine 2012. E c’è scritto pure che, ad esempio, nella ASL di Chieti (provinciale) saranno solo tre le Unità di Pronto Soccorso (evidentemente Chieti, Lanciano e Vasto).
Si conferma che Guardiagrele non avrà più il Pronto soccorso (con la dotazione di medici e di operatori sanitari come è oggi) e c’è anche scritto che la stessa sorte sarà per gli ospedali di Ortona e Atessa (CAsoli e Gissi l’hanno già subita). Sindaco, ma di che Pronto Soccorso parli?
Eppure dovevi già saperlo perché questo destino era tracciato per Guardiagrele da tempo, ormai.
Era scritto nel PO (e noi lo abbiamo detto e ridetto) ma anche in altre carte. Se non le hai, eccole!
Conosci (conoscete) l’accordo sindacale per la mobilità del personale di Gissi e Casoli? Se non lo conoscete ve lo mostro! Qui c’è scritto che il PS non esiste più in quegli ospedali. C’è scritto che non c’è un primario, che in tutto il PTA c’è un solo coordinatore?
Conosci (conoscete) le delibere con le quali i servizi dei vecchi ospedali di Casoli e Gissi vengono annessi al Distretto? Ti (vi) rendi (rendete) conto che questo significa che l’ospedale non c’è più e che anche il nostro ospedale non ci sarà più?
E dico anche questo. Il personale operativo e infermieristico forse è stato tratto in errore. In alcuni casi credo sia stata carpita la buona fede e, se la cosa dovesse essere confermata, sarebbe un fatto grave che alcuni dipendenti siano stati indotti addirittura a sottoscrivere richieste di mobilità volontaria senza sapere cosa stessero facendo. Ma su questo punto vado con estrema cautela perché la cosa non mi risulta confermata.
Questi dovrebbero essere gli argomenti sui quali porre la massima attenzione. Si pensa a 217 primari che perdono la possibilità di raggiungere o conservare posizioni organizzative e non si pensa (parliamo per noi) a 40mila cittadini che perdono il diritto alla salute!
Si dice addirittura che non si è contrari alle riconversioni e non si sottolineano, ad esempio, le mille contraddizioni che vengono fuori quotidianamente.
Ci si è scandalizzati quando Zavattaro ha detto che non si sarebbe fatto mai curare in un ospedale della sua ASL: prime pagine sui giornali, convocazioni in commissioni per quella che era sicuramente una battuta, infelice magari, ma pur sempre ed evidentemente una battuta.
Nessuno ha gridato allo scandalo (e questo è un vero scandalo) quando:
- ha detto che il PO non fa risparmiare un centesimo (14.9 in consiglio comunale e Guardiagrele e 8.10 nel convegno della CGIL);
- ha detto che nel PO sicuramente ci sono errori.
Nessuno ha detto (o, comunque, alla cosa non è stata data la necessaria evidenza) che quella che bisogna risparmiare è una favola perché:
- lo dice la stessa Regione nel suo DPEF;
- lo dice il tavolo tecnico di Roma nel verbale del 17.3.2010 (che nessuno cita, neanche la ASL e la Regione nelle loro difese in Tribunale);
- lo dice il fatto che il debito residuo può essere coperto con altri fondi che la Regione ha già chiesto.
Nessuno dice che è falso che il PO si è reso necessario per dare attuazione al Patto per la Salute e che, applicando il criterio utilizzato in Lazio e Molise avremmo avuto diritto a più posti letto:
- i pl x 1000 previsti dal Patto sono 3,5;
- il PO, invece, ne prevede appena 2,9 (perché?);
- già il Piano Sanitario del centro sinistra prevedeva 3,5 pl x 1000 per gli acuti (tale previsione si poteva lasciare invariata);
- il PO, invece, ha tagliato ben 886 pl in più;
applicando il criterio fissato dal Patto e considerato che la popolazione è aumentata, avrebbe dovuto aggiungerne 135.
Il tema della chiusura/disattivazione interessa tutta l’Italia:
- almeno 70 piccoli ospedali (1000 comuni e circa 3 mln di abitanti) sono interessati da provvedimenti simili a quelli della nostra regione;
- in ogni realtà si lamentano le stesse violazioni di legge e irregolarità che noi abbiamo segnalato e denunciato;
- c’è un magma normativo nel quale è difficile muoversi (norme che si rinnovano e sovrappongono lasciando margini di manovra troppo ampi).
Questo ci ha indotto a fondare il Comitato Nazionale “articolo 32” per la tutela della salute e dei piccoli ospedali (www.articolo32.it) che ha già ricevuto contatti da altre regioni (Lazio e Calabria in particolare) per una mobilitazione generale.
sabato 13 novembre 2010
Vogliamo risposte e trasparenza!
Perchè gli atti sono tenuti nascosti?
Perchè alle richieste di documenti si risponde negativamente?
Perchè sul sito della regione non compaiono le delibere del commissario?
Perchè sul sito della ASL non compaiono le delibere del Direttore Generale, gli accordi sindacali, le lettere di trasmissione degli atti?
E' troppo chiedere la trasparenza su atti pubblici?
O siamo di fronte ad atti segreti?
Domenica 14 novembre alle ore 11 formuleremo questi ed altri interrogativi ai diretti interessati.
Il gruppo consiliare "Guardiagrele il bene in comune" vi aspetta in Piazza s. Maria MAggiore.
sabato 6 novembre 2010
Ma chi pensa ai partigiani?
Una città vilipesa. Questa è la sensazione che ho avuto di fronte alla pseudo celebrazione dello scorso 4 novembre quando l'amministrazione comunale ha cercato maldestramente di ripetere il cerimoniale che la precedente giunta aveva istituito collegando con un singolare filo della memoria vari luoghi simbolo della città.
E così, dopo cinque anni, il sindaco Salvi e il suo vice hanno presenziato alle celebrazioni del 4 novembre dopo che per anni avevano sottolineato con l'assenza l'omaggio ai morti del 1799, ai caduti delle due guerre mondiali, agli alpini caduti per la patria, alla Brigata Maiella e al maresciallo Camillo Neviani, omaggio che la nostra giunta di centrosinistra non aveva mai mancato di tributare.
Un manifesto anonimo annunciava la manifestazione che doveva concludersi alla Villa Comunale presso il monumento alla Brigata Maiella e dinanzi al cippo eretto alla memoria di Neviani.
Ma alle ultime due tappe il sindaco è arrivato a mani vuote: non una corona, non un fiore e, per di più, aiuole per niente pulite e parole di circostanza completamente fuori dal contesto della festa che si voleva celebrare: un oltraggio alla memoria della città e alla solennità civile del 4 novembre perfettamente coerente con la latitanza che anche in occasione della inaugurazione dei monumenti non era mancata.
Mi chiedo se sia possibile amministrare una città che a sei mesi dall'inizio dell'era Salvi vive un declino civile mai prima registrato, senza conoscerne la storia e, soprattutto, senza sentire l'urgenza di una commemorazione seria, ragionata, curata nei particolari: questo è il terreno dei valori comuni e se non si coltivano adeguatamente questi è difficile pensare al resto che, per come la penso, viene dopo, molto dopo.
Per porre rimedio a questa grave mancanza il gruppo consiliare "Guardiagrele il bene in comune" ieri ha deposto due corone di alloro davanti ai due monumenti dimenticati cercando di riparare la mancanza dell'amministrazione.
Avremmo dovuto lasciarli spogli, ma abbiamo preferito sottolineare con i simboli il degrado civile che la città vive, praticamente spogliata anche dei suoi valori di riferimento e consegnata ad una amministrazione priva di sensibilità, analfabeta della storia patria e del comune sentire del popolo che amministra.
martedì 2 novembre 2010
Il mio rapporto con la rete
Ho trascurato il mio blog, ma non l'attenzione alla rete.
Ecco, mi sono concentrato in modo particolare sul tema dei piccoli ospedali dando vita ad uno spazio tutto nuovo.
Si tratta del sito www.articolo32.it che...beh andatelo a vedere...
Qualcuno mi dice che scrivo su fb e sul mio blog solo per parlare del mio impegno come consigliere comunale...
Forse è così, ma questo è il motivo per cui ho pensato di investire anche in questo campo (internet, intendo dire!).
Mentre penso da tempo ad uno spazio - un nuovo spazio - che parli della mia attività professionale.
A presto!
venerdì 22 ottobre 2010
mercoledì 20 ottobre 2010
www.articolo32.it
E' il nome che richiama il principio costituzionale della tutela del diritto alla salute che abbiamo (io e gli altri quattro consiglieri di minoranza al comune) ad un comitato nazionale che rggruppi tutti quelli che hanno a cuore il problema.
Mi sono reso conto e mi sto rendendo conto che questo è un argomento complesso nel quale - se non si è documentati - si corre il rischio di perdersi.
E non è certamente un discorso di parte (o di partito) quello che mi porta a dire con convinzione che quello che sta accadendo oggi non si era mai visto.
Probabilmente la magistratura darà (dovrà dare) risposte sulla sanitopoli abruzzese, ma è certo che la programmazione sanitaria della nostra regione aveva rimesso le cose in ordine.
Lo dice lo stesso centrodestra nei suoi documenti finanziari e lo ha detto la Corte Costituzionale poco più di dieci giorni fa.
Su questo tema sono deciso ad andare fino in fondo.
giovedì 14 ottobre 2010
La Consulta dà ragione al centrosinistra.
La programmazione sanitaria del centrosinistra aveva effettivamente e concretamente tagliato nel privato, tanto che alcune cliniche avevano fatto ricorso al TAR di L'Aquila.
La Regione aveva operato legittimamente.
Nessuna lesione alla libertà di iniziativa imprenditoriale vi è stata perchè gli operatori ben possono decidere di aprire cliniche o fare prestazioni chiedendone il pagamento ai clienti.
Questo è l'impianto di una riforma che oggi Chiodi smantella.
Quanto tempo dovrà, però, passare prima che il prossimo Giudice si pronunci?
Non è che sarà troppo tardi perchè gli ospedali da chiudere saranno stati definitivamente chiusi?
sabato 9 ottobre 2010
venerdì 8 ottobre 2010
martedì 5 ottobre 2010
lunedì 4 ottobre 2010
lunedì 27 settembre 2010
Ho invitato Gherardo Colombo a Guardiagrele
Dunque Gherardo Colombo il 7 ottobre sarà a Guardiagrele.Un appuntamento preso da tempo che consente alla città di incontrarsi, ancora una volta, per ragionare sul tema della legalità.
Lo abbiamo già fatto in altre occasioni con don Ciotti, Forgione, Lumia, Ayala, Cantone e Travaglio.
Colombo verrà a presentare, su invito della fondazione che sto mettendo su, il suo libro "Sulle regole" edito da Feltrinelli 2 anni fa e pubblicato inq ueste settimane con un'edizione economica accessibilissima.
Colombo lo ricordano tutti. E' un'immagine familiare perchè ci riporta ai tempi di tangentopoli e di "mani pulite".
La sua chioma inconfondibile (come quella rossa di Ilda Boccassini) ci riporta nei corridoi della Procura e del Tribunale di Milano, alle requisitorie dei primi processi per tangenti, a tempi che, se paragonati ad oggi, non ci sembrano neanche tanto lontani.
Sono i tempi di processi lunghi che hanno fatto esplodere il tema del funzionamento della giustizia (quando colpisce la politica).
Sono le ragioni che hanno spinto Colombo a lasciare la magistratura.
Di Pietro scelse la politica; Colombo ha scelto di incontrare studenti, di parlare con la gente per far capire che se un meccanismo non funziona bisogna andare alla radice e capire che dal rispetto delle regole inizia ogni processo di cambiamento.
Ecco perchè ho pensato di chiamarlo e lo ringrazio per avere accolto l'invito.
L'appuntamento è il 7 ottobre al cinema Garden (ore 18) e il mattino successivo per i bambini della scuola primaria.
Vi aspetto.
martedì 21 settembre 2010
Le cose stanno cosi!
E' semplicemente indecente e, questa volta voglio dirlo con forza e senza alcuna remora, intellettualmente disonesta la manovra del pdl locale che affigge nelle sue bacheche l'ordine del giorno approvato dal consiglio lo scorso 14 settembre ritenendo, in questo modo, di smentire la presunta confusione determinata dalla stampa all'indomani della riunione del consiglio comunale.
La stampa locale, vorrei ricordarlo, ha semplicemente detto quel che è successo: la maggioranza è scivolata sull'ospedale per il semplice fatto che si è vista costretta a ritirare la sua proposta e a votare il documento della minoranza con alcune correzioni accolte dal centrosinistra.
Il pdl, però, lamentando una confusione che probabilmente è quella che regna tra i suoi membri, innanzitutto non dice che il documento approvato all'unanimità è proprio quello presentato dal gruppo consiliare "Guardiagrele il bene in comune" che aveva chiesto il consiglio il 23 agosto.
Il documento affisso nelle bacheche del pdl (la delibera 88/2010) attesta una posizione di netto contrasto, come da noi richiesto, alla manovra Chiodi-Baraldi senza nessuna possibilità di appello e respingendo al mittente l'offerta di un Presidio Territoriale di Assistenza (PTA).
La verità che nessuno ha ancora detto, ma che i presenti il 14 settembre ben conoscono è che Salvi e la sua giunta avevano portato in consiglio, nella speranza di consacrarla con la benedizione di Zavattaro e Budassi, una proposta nella quale candidamente si diceva che non vi era opposizione alla riconversione dell'ospedale e alla sua trasformazione in un PTA a patto che si ottenessero alcuni servizi in più (la RSA, ad esempio): promesse che, però, non sono scritte in nessun documento.
Questa è la verità, come è vero che la maggioranza è letteralmente spaccata e, sulla questione più decisiva, naviga a vista.
Questo a loro non conviene dirlo, ovviamnete, ma a noi interessa la verità.
Invito, quindi, gli estensori dei comunicati e i curatori dei contenuti delle bacheche del pdl ad aggiornare l'ultima uscita con la proposta di odg che sono stati costretti a ritirare.
E, soprattutto, a mettersi d'accordo con i colleghi alla regione visto che, detto per inciso, proprio mentre prendono atto del loro dietrofront il gruppo regionale dello stesso partito propagandava con mega manifesati affissi in tutta la città, come il risultato del loro impegno, la trasformazione del SS. Imacolata in un PTA.
Abbiamo cercato in ogni modo di trovare una linea condivisa, ma non è tollerabile essere presi per i letteralmente per i fondelli.
venerdì 17 settembre 2010
mercoledì 15 settembre 2010
Dietrofront!
Nel mio intervento ho rivolto al sindaco Salvi, all'assessore Iezzi, alla giunta e ai consiglieri alcune domande...
La strategia di dire che il nostro ospedale non è efficiente è identica a quella, proposta dalla maggioranza di incaricare un legaleper il ricorso al TAR contro il programma operativo, munirsi di un'arma che è disinnescata dalla disponibilità ad accettare il Programma e il P.T.A. (presidio territoriale di assistenza).
Tra l’altro sapete che il ricorso è anche contro la ASL che oggi avete invitato a partecipare?
L’anno scorso aiutammo il legale. L’attuale sindaco partecipò alla prima riunione e poi non più. Oggi cosa porterete al legale incaricato?
Conoscono sindaco, assessori e consiglieri il contenuto P.O.?
Sanno che lì si parla di ass. medica e infermieristica h12 / punto prelievi / non c’è TAC?
Questi sono i servizi per i quali vi siete battuti 3 anni fa? I cittadini si battevano per un PTA?
Oggi non si chiude un reparto ma tre reparti (sulla base di valutazioni immotivate e sconclusionate). Oggi si chiude tutto e anche la proposta fatta è assurda perché non è scritta da nessuna parte!
Per questo vi eravate battuti?
Oggi sindaci si sono incatenati, hanno fatto scioperi e il nostro sindaco fa acquiescenza, non dice nulla, dice e si contraddice, invita la ASL che da’ attuazione a quel che il commissario dice e poi fa ricorso!
A cosa serve parlare di quel che c’era prima? Di cosa è accaduto prima? Altro che protesta plateale e politicizzata! Avremmo dovuto parlare del debito e non l’abbiamo fatto.
La verità è che il sindaco, nel momento in cui parla di PTA, ammette il potere del commissario di cambiare tutto.
Noi il PTA non lo vogliamo neanche sentire!
L’Ospedale non può essere ciò che non è!
Voi volete questo? Voi che non avete neanche la libertà di dire quel che pensate e che cercate di mascherare da successo un assenso ad una politica che smantella un intero sistema. Altro che pdl!
Questo vi piace? E, se vi piace, perché vi piace?
Questo Consiglio Comunale non è una dependance dei vostri tavoli. Non avete il diritto di chiederci di ratificare nulla.
Noi cosa vogliamo? Voi cosa volete?
Se volete opporvi, votate il nostro odg.
Se vi va bene, votate il vostro odg. Noi non lo votiamo!
Come è andata a finire l'ho detto prima...
domenica 12 settembre 2010
Considerazioni politiche
Il gruppo di minoranza si è fatto carico di un peso che doveva essere condiviso. Il ricorso doveva farlo il comune; doveva essere l’amministrazione, la giunta a tirare dentro l’opposizione (e noi ci saremmo stati) e non il contrario.
Nella camera di consiglio al TAR il prossimo 23 settembre non dovevamo esserci solo noi! Doveva esserci l’intera città guidata dal suo sindaco proprio come fu lo scorso anno contro Redigolo.
La cosa inspiegabile, poi, non è tanto lo sbandierare questa grande RSA pubblica e le altre favole che non hanno riscontro scritto nelle delibere di Chiodi (anzi sono contrarie a quello che Chiodi e Baraldi dicono), quanto che il sindaco abbia ripetutamente detto che il nostro ospedale è indifendibile. Si è reso conto che, in questo modo, ha offerto un’arma a chi questo ospedale vuole disattivarlo? Io, che voglio difenderlo, vado alla ricerca di elementi che lo descrivano come una struttura forte e indispensabile e lui che fa? Dice che è inefficiente e che così come è non si può difendere.
Oltretutto dimostra di non conoscere neanche le sue prerogative. Lo sa che è l’autorità sanitaria locale? Lo sa che in base allo statuto della regione, alle leggi dello stato (833/78 e 502/92) aveva il diritto di essere coinvolto nella programmazione sanitaria?
Lo sa il sindaco e lo sa l’assessore alla sanità che quello che oggi dicono essere il futuro dell’ospedale non è scritto da nessuna parte? Parlano di diagnostica e il laboratorio analisi diventa un punto prelievi. Parlano di pronto soccorso h24 e invece nel PO si parla di presenza di medico e infermiere h12. Parlano di RSA pubblica quando le delibere che nominano i commissari Chiodi e Baraldi dicono che non si possono aprire nuove strutture (né pubbliche né private).
Non parlano più dei tempi per raggiungere un ospedale. Perché non dicono che il PO afferma che gli abitanti del nostro territorio possono raggiungere un ospedale in 40 minuti e che la cosa importante è raggiungere un pronto soccorso in 60 minuti (altro che 50)?
Non dicono che l’ospedale sarà la nuova sede dei nuclei di cure primarie? Ma lo sanno quali responsabilità dovranno accollarsi i MMG? I MMG sono adeguatamente formati per dare questo servizio? Per loro è o non è un pericolo il fatto che l’ospedale perde la sua identità?
Queste cose non ve le hanno dette e non ve le diranno o perché non hanno letto le carte (chi fa i comunicati le ha lette le delibere?) o perché vogliono prenderci in giro.
E poi agli amici della Lega dico questo. Ma vi rendete conto che a Roma si decide persino che l’ospedale di Guardiagrele si chiude? Ma lo sapete che cosa significa federalismo fiscale? Oggi ci dicono quanti pl deve avere una regione e se non li raggiungi e non tagli spese di personale e per i farmaci mandano il commissario.
Questa politica ci avvia ad una gestione commissariale della democrazia. Se non si è dentro gli standard dei costi, saremo costretti a tagliare ovunque e se non taglieremo manderanno dappertutto commissari.
Di fronte a tutto questo non avevamo altra scelta se non quella di agire. Avevamo messo da parte l’interesse di parte e avevamo offerto e chiesto appoggio. Ci è stato rifiutato e negato.
Cosa era giusto fare? Stare a guardare? Noi abbiamo scelto la cosa giusta!
Continuano a parlare di elezioni perse. Ma questa è un’altra storia! E questa storia ci imponeva di andare avanti e fare quel che si doveva fare in questo momento. Ci hanno letteralmente massacrato e andavano cianciando i asl di montagna. Oggi ci propongono un progetto pilota che è il suicidio della sanità guardiese e noi dovremmo essere contenti?
Micucci e Tavani, sostenuti ancora oggi da Salvi e Di Prinzio impugnarono una delibera aziendale che applicava la legge e oggi che noi avevamo messo da parte l’interesse di partito ci hanno risposto picche quando le delibere di Chiodi sono un mostro giuridico che viola mezza costituzione e i principi più essenziali della democrazia?
Questa è la tragedia che si consuma in quello che sembra davvero un teatro. Molti attori – che dovrebbero essere i protagonisti – non dicono quello che dovrebbero dire o stanno in silenzio.
E nella buca del suggeritore c’è qualcuno che a noi proprio non piace!
Speriamo che non piaccia neanche a voi!
sabato 11 settembre 2010
Il piano Chiodi: giuridicamente scandaloso!
Andiamo con ordine.
Il programma operativo approvato da Chiodi e Baraldi con le delibere 44 e 45 del 3 e 5 agosto scorsi, ridisegna completamente la rete ospedaliera regionale e stravolge le previsioni del Piano Sanitario Regionale.
Ora, il PSR (adottato con legge e, quindi, con tutte le garanzie che questo strumento prevede), riproduce l’accordo del 2007 tra la Regione e i Ministeri della salute e delle finanze, il famoso “Piano di Rientro” che ha previsto, tra le altre cose, quanti posti letto deve avere la rete ospedaliera e, soprattutto, che tutti gli ospedali (anche i piccoli ospedali) restano aperti con dotazione di PL per acuti.
Le delibere di nomina di Chiodi e Baraldi affidano ai due commissari il compito di dare attuazione al Piano di Rientro e, cioè, le previsioni del PSR ancora vigente e mai abrogato né sospeso né modificato contenuto nella L.R. 5/2008 (e anticipato dalle LL.RR. 20/2006 e 6/2007).
E’ evidente, quindi, che il Programma Operativo adottato da chi, invece, doveva dare attuazione al Piano di Rientro (e, quindi, dal PSR) è illegittimo perché viola il mandato governativo dei commissari e le Leggi Regionali.
Su questo argomento il ricorso richiama anche la recente giurisprudenza della Corte Costituzionale che ha chiarito i limiti del potere commissariale e contiene un’analisi comparativa con alcune delle regioni commissariate (Lazio e Campania).
Il PO, poi, viola tutte le Leggi anche dello Stato in materia di Servizio Sanitario Nazionale di riordino della disciplina in materia sanitaria. La Legge 833/1978 e il D.Lgs. 502/1992 hanno stabilito che il Piano Sanitario Regionale e, cioè, la programmazione in materia di servizi sanitari (compresa la rete ospedaliera) è adottata con legge regionale e non certamente con delibere commissariali.
Questo significa che gli atti programmatori (e il P.O. Chiodi-Baraldi ha la natura e la sostanza di atto programmatorio) devono essere condivisi con gli Enti Locali, devono essere adottati nel rispetto del sovrano principio della partecipazione, non possono andare oltre il livello generale dovendo lasciare alle Aziende Sanitarie il potere di dare attuazione a livello locali.
Ebbene, il PO non ha rispettato nessuno di questi passaggi violando le prerogative dei comuni e delle stesse Aziende Sanitarie. La stessa ASL avrebbe, a mio avviso, interesse a contrastare il P.O., ma su questo è facile comprende il motivo del silenzio.
Perché sono stati ignorati i sindaci, perché nessuno ha mai coinvolti gli enti Locali (come anche lo Statuto regionale prevede) in un atto così importante della programmazione regionale? Perché, pur non avendo il potere di rivedere la rete ospedaliera, Chiodi e Baraldi lo hanno fatto? E perché, violando anche il principio di uguaglianza (art. 3 Costituzione) non hanno toccato le cliniche private e, chiudendo i ospedali, hanno, nei fatti, stabilito che chi abita sulla costa si può salvare e chi vive nelle zone interne no?
Sarebbe bastato chiedere consiglio alla presidente Polverini, commissario nel Lazio. Lì il commissario ha il potere – datogli dal governo – di rivedere il Piano Sanitario e lì questo potere, sebbene nelle mani di uno solo, non ha rinunciato al coinvolgimento degli enti locali. Qui questo non è accaduto.
Il P.O., poi, viola le stesse norme che le delibere Chiodi-Baraldi richiamano per giustificarne l’adozione a partire dalla Legge Finanziaria per il 2010 (L. 191/2009). Quella legge si riferisce alle regioni già commissariate e stabiliscono la prosecuzione del piano di rientro (di un atto, cioè, già recepito dal PSR). Le delibere, invece, vanno oltre e intendono i programmi operativi come leve per scardinare l’impianto dell’accordo con il governo (il Piano di rientro) cui, invece, devono dare attuazione.
Il P.O., inoltre, fa riferimento alla Legge 133/2008 (la prima finanziaria estiva di Tremonti) senza dire, però, che l’adozione dei piani secondo quella legge è necessaria solo per accedere ai finanziamenti del 2010 e del 2011, cioè annualità non coperte dal piano di rientro.
Il P.O. viola anche il patto per la salute del 3 dicembre 2009, poi recepito dalla finanziaria. Nel patto si abbassa il numero dei posti letto per abitante da 4,5 per 1000 a 4 x 1000. Perché il P.O lo abbassa addirittura a 2,45 x 1000 abitanti? E, soprattutto, perché lo fa solo negli ospedali pubblici senza toccare le cliniche private. Si badi bene che, adottando anche per il privato i criteri (tasso di occupazione e durata media della degenza) utilizzati per tagliare i nostri piccoli ospedali, ben altri sarebbero stati i risultati con tagli di reparti interi nelle strutture private.
Il P.O. è, poi, illegittimo perché, nei fatti, adottato da chi non era più competente in materia di rientro dal disavanzo. Il piano di rientro del 2007, infatti, ha già prodotto i suoi risultati, come certificato dal tavolo tecnico regione – Ministeri del 17 aprile 2010 (nel verbale di quella riunione si legge, tra l’altro, che il debito non c’è più e che il Piano Sanitario va bene così come è). Se il debito non c’è più a che servono i commissari?
E poi, ancora, la norma che giustificherebbe il P.O. (la finanziaria per il 2010) dice che se la regione fa un nuovo piano di rientro cessa il commissariamento. Se, come abbiamo detto, il P.O. è, nei fatti, un nuovo Piano Sanitario, allora Chiodi e Baraldi dovrebbero fare le valige, ma così non è stato. Perché?
Il ricorso, depositato il 10 settembre e iscritto al numero 371/2010, contiene, poi, una serie di osservazioni circa le contraddizioni del P.O..
Quella più eclatante è il motivo più serio di preoccupazione sta innanzitutto nella descrizione del Presidio Territoriale di Assistenza (l’ormai famoso P.T.A.): il P.O. parla di assistenza infermieristica h12 e altri servizi come quelli di “accoglienza alle persone”. Questo non è un ospedale per acuti come la programmazione precedente stabiliva.
C’è, poi, una notazione che da sola smentisce tutto l’impianto del P.O.: se, chiudendo gli ospedali i costi non si riducono (le delibere lo dicono chiaramente), perché si chiudono gli ospedali.
E, soprattutto, visto che le delibere di nomina dei commissari chiedono loro di intervenire, ad esempio, sulla medicina generale e sulla spesa farmaceutica, perché si agisce sulla rete ospedaliera?
Queste contraddizioni si traducono in altrettanti motivi di illegittimità perché su questo le delibere sono assolutamente prive di motivazione e, soprattutto, illogiche.
L’udienza per la sospensiva è fissata al 23 settembre 2010. Se la sospensione non dovesse arrivare per il fatto che la chiusura dell’ospedale di Guardiagrele è fissata al 31 dicembre, ci attendiamo, comunque, una udienza a breve per la discussione nel merito.
Il ricorso è stato notificato anche alla regione Abruzzo e alla ASL di Chieti che è il soggetto attuatore dei provvedimenti commissariali.
mercoledì 8 settembre 2010
mercoledì 1 settembre 2010
Dire e contraddire...
Mentre il gruppo di minoranza si fa carico di predisporre un ricorso che a giorni sarà depositato, il sindaco continua a dire e contraddire e, soprattutto, ad assistere, insieme con la sua giunta, in silenzio allo stravolgimento di un disegno che garantiva non solo un futuro all'ospedale ma una speranza ai cittadini.
Queste sono le conquiste che noi difendiamo.
Ho partecipato, insieme con la capogruppo, all'incontro con il legale contattato dal sindaco su nostra sollecitazione; in quella sede si scoraggiò un ricorso al Tribunale Amministrativo.
Noi, invece, siamo convinti della fondatezza delle nostre posizioni e della assoluta illegittimità degli atti commissariali e, per questo, non ricevendo l'appoggio chiesto e vedendoci rifiutato l'appoggio offerto, abbiamo intrapreso una strada sulla quale siamo stati seguiti dagli altri e che con gli altri stiamo condividendo.
Chi per primo ha lanciato l'iniziativa della diffida? Chi per primo a parlato di ricorso al TAR?
Lasciando quella riunione chiedemmo al sindaco di informarci sulle sue decisioni ma, a distanza di una settimana, quello che pensa lo leggiamo sui giornali visto che non ha risposto alle nostre lettere e non ha convocato il consiglio comunale.
Concludo dicendo che mi sembra strano e inspiegabile l'atteggiamento di chi prima dice di sostenere la programmazione del 2007 e poi rinuncia ad ogni difesa.
Qualcuno dovrà spiegarci i motivi di questi atteggiamenti.
Non mi interessa rispondere con polemiche alla polemica.
A questo punto non mi resta che confermare il contenuto della diffida al sindaco dall'avallare certe scelte ed esprimere tutta la mia meraviglia di fronte alle parole di chi più volte ha difeso la programmazione del 2007-2008 (votando anche un odg in consiglio comunale) e oggi continua a ripetere che l'ospedale non funziona e che, quindi, può chiudere tranquillamente.
Cosa andrà a dire nei tavoli che continua a chiedere mentre la direzione generale già pianifica la chiusura in riunioni delle quali non sa nulla?
Noi andiamo avanti nella strada dell'azione concreta convinti di avere tentato un interessamento dell'amministrazione che persiste nel suo silenzio mentre altrove c'è chi tenta di tutto per scongiurare la morte dell'ospedale e, con esso, di un intero territorio.








