giovedì 25 agosto 2011

venerdì 15 luglio 2011

Andiamo avanti...



martedì 5 luglio 2011

mercoledì 29 giugno 2011

Governo e commissario chiudono l'ospedale per decreto legge!

1. Premessa
Il Gruppo consiliare "Guardiagrele il bene in comune" segue con la massima attenzione la questione relativa alla chiusura dei piccoli ospedali prevista dal Programma Operativo 2010 del commissario alla sanità e presidente della regione Abruzzo.
Dopo avere impugnato quel provvedimento ed avere riportato una vittoria in fase cautelare davanti al Consiglio di Stato e, quindi, due vittorie nel merito davanti al TAR Abruzzo, annuncia che l'Ufficio commissariale ha proposto appello contro le sentenze chiedendone la revoca.
Appena dopo le sentenze (maggio 2011), il presidente Chiodi chiese ed ottenne la convocazione di un vertice a Roma per verificare come poter proseguire l'incarico commissariale, a suo avviso ostacolato dai provvedimenti del Giudice Amministrativo.
In quella sede venne annunciato un provvedimento da parte del Governo.
A questo punto, per evitare colpi di mano da parte del Governo nazionale e regionale, lo scorso 1° giugno, il gruppo consiliare ha diffidato il Presidente del Consiglio Regionale dal portare in discussione provvedimenti modificativi del Piano Sanitario del 2008 e il Governo (nelle persone del presidente del Consiglio e dei Ministri dell'Economia e della Salute) dall'adottare atti che potessero attribuire poteri commissariali confliggenti con le norme di legge che dicono che ad altri spetta il potere diprogrammazione sanitaria.
Il gruppo consiliare, che ha agito in giudizio con il patrocinio dell'Avv. Simone Dal Pozzo, ha seguito la fase successiva e anche gli sviluppi degli ultimi giorni relativi alla manovra economica di cui nella serata del 28 giugno 2011, a seguito del vertice di maggioranza, è stata diffusa una bozza.
Il gruppo, quindi, si rivela ancora una volta una sentinella posta a guardia della tutela degli interssi della comunità e lancia, a un anno dalla prima bozza del Programma Operativo, l'allarme su un decreto che potrebbe far rivivere quel che il TAR aveva, su nostro ricorso, cancellato.

2. La bozza della manovra estiva: l'ospedale di Guardiagrele chiude per decreto legge
Dalla lettura del documento emerge che quel che il governo aveva annunciato lo scorso 24 maggio nel vertice romano con i commissari alla sanità si è materializzato a pagina 24 della bozza di manovra economica discussa il 28 giugno nel vertice di maggioranza e, anzi, quel che il Governo si appresterebbe ad approvare è addirittura peggio di quanto si potesse immaginare.

Nella manovra estiva proposta da Tremonti si dicono essenzialmente due cose.

La prima. Se vi sono contrasti tra il Piano di rientro e il Programma Operativo da una parte e, dall'altra, norme regionali, il Consiglio regionale, rilevato il contrasto anche su indicazione del commissario, è chiamato ad adottare i provvedimenti necessari entro sessanta gionri. Se non lo fa, interviene il Governo sostituendosi alla regione.

La seconda previsione è quella più pericolosa perchè riserva un trattamento speciale alla regione Abruzzo quale evidente effetto delle sentenze con le quali il TAR ha salvato i piccoli ospedali.

Il Governo trasforma in una legge dello stato il programma operativo 2010 (quello bocciato dai TAR) e, dopo avergli modificato l'incarico commissariale, dà 60 giorni a Chiodi per approvare il Piano Sanitario regionale 2011 - 2012.

Purtroppo le previsioni di un colpo di mano che ci avevano costretto a diffidare anche il Presidente del Consiglio dei Ministri e i Ministri delle Finanze e della Salute, alla luce dei fatti, si sono rivelate fondate. E questo dimostra ancora una volta la forza delle posizioni espresse da ormai un anno dal gruppo consiliare di centrosinistra "Guardiagrele il bene in comune" che ha condotto una battaglia pionieristica sulla salvaguardia dei piccoli ospedali, aprendo la strada ad un filone che ha fatto scuola anche in Molise e nel Lazio; una forza che, per essere contrastata, ha richiesto addirittura un intervento del governo nazionale.

Temevamo, in effeti, che il Governo potesse superare quanto il TAR aveva detto e, cioè, che il potere di programmazione sanitaria spetta alla Regione e così, purtroppo, è stato.

Ovviamente si tratta di una bozza, ma se il tutto si trasformasse nel decreto legge annunciato per giovedì, questo significherebbe che in pochi giorni l'ospedale di Guardiagrele sarebbe chiuso e quelli che, pur essendo disattivati, sono stati salvati, perderanno definitivamente la speranza di tornare a funzionare.

Un decreto legge, infatti, appena dopo la firma del Presidente della Repubblica, è legge ed ha efficacia immediata anche prima della conversione in legge che deve avvenire in Parlamento entro sessanta giorni dalla sua adozione.

Insomma, l'ospedale di Guardiagrele chiude per decreto legge: questa è la verità dei fatti di fronte alla quale non ci si può arrendere.

E' vero che in poche sciagurate righe si cancellano mesi e mesi di battaglie e si barattano i diritti per i bilanci che certamente non sono in rosso per i piccoli ospedali, ma è altrettanto vero che la guerra non è ancora finita. Sbaglia, infatti, il Governo se crede di poter liquidare la pratica con la decretazione d'urgenza.

Resta aperto il fronte giudiziario anche a seguito dell'appello appena notificato dal commissario, appello che, però, potrebbe anche avere una vita breve se il Consiglio di Stato, alla luce del decreto legge, dovesse dichiarare cessata la materia del contendere visto che il Programma Operativo, come atto amministrativo non esiste più. Comunque sia, annunciamo sin da ora che queste norme saranno immediatamente impugnate davanti alla Corte Costituzionale.

Resta, poi, aperto anche il fronte della "lotta" politica. Con una nota inviata la scorsa notte al Presidente Napolitano lo abbiamo invitato a non firmare il decreto legge non solo per salvare il nostro ospedale, ma anche perchè quel provvedimento demolisce in un solo colpo i principi più importanti della Costituzione in tema di autonomie: sussidiarietà e leale collaborazione.

Se anche su questo decreto legge, qualora fosse approvato così come è, il governo dovesse porre la fiducia, è chiaro che i parlamentari abruzzesi che la votassero, assumerebbero di fronte all'intera regione una grave responsabilità.

Resta, per ora, l'invito al Governo a stralciare completamente questa parte dal decreto legge con l'invito ad abbandonare la via autoritativa e a rispettare i diritti dei cittadini.

sabato 11 giugno 2011

Nuovo ricorso al TAR. Stop all'atto aziendale!










Il ricorso è stato iscritto il 10 giugno 2011 ed è il numero 372/2011.


I ricorrenti sono i cinque consiglieri del gruppo "Guardiagrele il bene in comune".


La sospensiva sarà probabilmente discussa ad inizio luglio.



venerdì 10 giugno 2011

mercoledì 8 giugno 2011

mercoledì 1 giugno 2011

lunedì 30 maggio 2011

lunedì 23 maggio 2011

Il mio intervento su "Il Centro"

Non c'è dubbio che la sentenza del TAR Abruzzo sul Programma Operativo firmato da Chiodi e Baraldi sia una doccia fredda per il governo regionale e per il governo nazionale.

Oggi il presidente della Giunta regionale si chiede e chiede a Roma quali siano i suoi poteri nonostante abbia avuto tutto il tempo per capire che quello che stava confezionando- su mandato di Tremonti - era un atto illegittimo.

Chiodi, commissario per la sanità, ha commesso l'errore fatale di dimenticare che Regione e Ministeri avevano già concordato nel 2007 come doveva essere ripianato il debito e ha trascurato il dato essenziale che quel piano (poi recepito nel 2008 dal Piano Sanitario Regionale) salvava i piccoli ospedali e, con essi, i conti della sanità. E' come dire che gli sprechi non erano causati da quelle strutture.

Il dato giuridico fondamentale da noi sempre sostenuto e oggi confortato dal pronunciamento del TAR è che il commissario, che è un organo amministrativo, non può violare una legge regionale (perchè il Piano Sanitario è una legge) e non può gravare le zone interne - magari già afflitte da altri problemi - del taglio della sanità ospedaliera.

Perchè questo Tremonti, Fazio, Massicci, Palumbo (questi ultimi tecnici del Ministero) Chiodi, Baraldi e Zavattaro non l'hanno capito?

Perchè, dopo l'ordinanza del Consiglio di Stato di gennaio, non hanno rivisto la loro azione?

Erano veramente convinti che bisognasse andare avanti ad oltranza?

Non so rispondere. So solo che, sfogliando la mia personale rassegna stampa, trovo la dichiarazione di Chiodi che, nella campagna elettorale che poi ha portato alla sua elezione, si impegnava a riconvertire i piccoli ospedali e quelle di Venturoni che, reduce dalla triste personale vicenda degli arresti domiciliari, rivolgeva il suo primo pensiero al taglio di quelle strutture.

Evidentemente, nonostante il grido di allarme lanciato verso Roma (Chiodi chiede a Tremonti cosa fare e qual è la sua identità), c'è una impostazione politica diversa (legittima ma non condivisa) che oggi, dopo che il TAR ci ha dato ragione, nessuno appoggia più, neanche la parte che dovrebbe sostenere il presidente in una fase così delicata e neanche chi, dopo avere lucrato sulla inadeguatezza delpiano del 2008, oggi ne parla come l'unica vbera soluzione al problema sanità.

A questo punto mi faccio un'altra domanda. Possibile che nessuno dei tecnici che ha elaborato il Programma Operativo si sia mai reso conto del fatto che quel provvedimento era illegittimo? Il quesito non è privo di senso se pensiamo che quelle persone hanno lavorato, alla luce dei fatti, inutilmente e, soprattutto, hanno prodotto danni in alcuni casi irreparabili (pensiamo agli ospedali già disattivati: cosa succederà adesso?).

Altra domanda. Possibile che i cittadini per vedersi riconoscere un diritto fondamentale ed elementare si devono rivolgere alla Magistratura quando, invece, dovrebbe essere "la politica" a fare le scelte nell'interesse di tutti?

Concludo con un ultimo quesito e mi permetto di dare un suggerimento.

Che si fa ora? In molti invocano un nuovo Piano di Rientro e un nuovo Piano Sanitario Regionale. Io credo che vadano bene quelli che ci sono e che chi ha le responsabilità non deve fare altro che darvi piena attuazione. O dovremo riprendere la litania delle diffide e degli esposti in Procura?

Nè si può pensare che il Governo possa aggiustare anche questo problema con una sanatoria. Martedì Tremonti incontrerà i commissari delle 5 regioni in deficit convocati su richiasta di Chiodi dopo il "caso Guardiagrele". Magari potrebbe tirar fuori dal cilindro una sorta di condono decretando, ad esempio, che i commissari possono derogare ai Piani Sanitari Regionali o sospendere le leggi regionali.

Tutto ciò sarebbe - ma questo nessuno lo pensa - uno schiaffo a quelle centinaia di persone (soprattutto anziane), che, negli ultimi mesi, hanno trovato posto all'ospedale di Guardiagrele e che avrebbero dovuto cercare altrove assistenza senza la certezza di trovarla. Sarebbe un oltraggio a chi lavora, al limite del collasso, in quella struttura che, nonostante tutto, riesce ad offrire un servizio di qualità. E sarebbe l'ennesimo sgarbo alla Costituzione.

Per ora voglio godere, insieme a loro e ai guardiesi, di questa vittoria che ha riconsegnato ad una intera comunità la speranza nel futuro.

venerdì 20 maggio 2011

mercoledì 18 maggio 2011

L'ospedale resta aperto. Il TAR ci ha dato ragione

Il TAR ha accolto uno dei nostri ricorsi.

Abbiamo avuto ragione su tutta la linea.

Una sentenza ben articolata che muove dalla spinta della decisione di gennaio del Consiglio di Stato.

Il TAR ha detto che il Programma Operativo non poteva contrastare con il Piano Sanitario approvato nel 2008 con una legge regionale.

Il Piano, quindi, è stato annullato nella parte che riguarda l'ospedale di Guardiagrele.

La politica del centrodestra che voleva affondare la sanità delle zone interne è finita sotto un treno, un treno del quale siamo stati la locomotiva sin dal primo momento.

Questa vittoria ci rende felici, felici di avere fatto il "bene comune" perchè l'ospedale resta aperto per tutta la comunità!

lunedì 25 aprile 2011

Ora e sempre resistenza!


L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.

La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.

giovedì 14 aprile 2011

Don Milani scrive a Napolitano

Lettera aperta al Presidente della Repubblica
on. Giorgio Napolitano

11 Aprile 2011


Signor Presidente,

lei non può certo conoscere i nostri nomi: siamo dei cittadini fra tanti di quell'unità nazionale che lei rappresenta.

Ma, signor Presidente, siamo anche dei "ragazzi di Barbiana". Benchè nonni ci portiamo dietro il privilegio e la responsabilità di essere cresciuti in quella singolare scuola, creata da don Lorenzo Milani, che si poneva lo scopo di fare di noi dei "cittadini sovrani". Alcuni di noi hanno anche avuto l'ulteriore privilegio di partecipare alla scrittura di quella Lettera a una professoressa che da 44 anni mette in discussione la scuola italiana e scuote tante coscienze non soltanto fra gli addetti ai lavori.

Il degrado morale e politico che sta investendo l'Italia ci riporta indietro nel tempo, al giorno in cui un amico, salito a Barbiana, ci portò il comunicato dei cappellani militari che denigrava gli obiettori di coscienza. Trovandolo falso e offensivo, don Milani, priore e maestro, decise di rispondere per insegnarci come si reagisce di fronte al sopruso. Più tardi, nella Lettera ai giudici, giunse a dire che il diritto - dovere alla partecipazione deve sapersi spingere fino alla disobbedienza: "In quanto alla loro vita di giovani sovrani domani, non posso dire ai miei ragazzi che l'unico modo d'amare la legge è d'obbedirla. Posso solo dir loro che essi dovranno tenere in tale onore le leggi degli uomini da osservarle quando sono giuste (cioè quando sono la forza del debole). Quando invece vedranno che non sono giuste ( cioè quando avallano il sopruso del forte) essi dovranno battersi perché siano cambiate".

Questo invito riecheggia nelle nostre orecchie, perché stiamo assistendo ad un uso costante della legge per difendere l'interesse di pochi, addirittura di uno solo, contro l'interesse di tutti. Ci riferiamo all'attuale Presidente del Consiglio che in nome dei propri guai giudiziari punta a demolire la magistratura e non si fa scrupolo a buttare alle ortiche migliaia di processi pur di evitare i suoi.

In una democrazia sana, l'interesse di una sola persona, per quanto investita di responsabilità pubblica, non potrebbe mai prevalere sull'interesse collettivo e tutte le sue velleità si infrangerebbero contro il muro di rettitudine contrapposto dalle istituzioni dello stato che non cederebbero a compromesso. Ma l'Italia non è più un paese integro: il Presidente del Consiglio controlla la stragrande maggioranza dei mezzi radiofonici e televisivi, sia pubblici che privati, e li usa come portavoce personale contro la magistratura. Ma soprattutto con varie riforme ha trasformato il Parlamento in un fortino occupato da cortigiani pronti a fare di tutto per salvaguardare la sua impunità.

Quando l'istituzione principe della rappresentanza popolare si trasforma in ufficio a difesa del Presidente del Consiglio siamo già molto avanti nel processo di decomposizione della democrazia e tutti abbiamo l'obbligo di fare qualcosa per arrestarne l'avanzata.

Come cittadini che possono esercitare solo il potere del voto, sentiamo di non poter fare molto di più che gridare il nostro sdegno ogni volta che assistiamo a uno strappo. Per questo ci rivolgiamo a lei, che è il custode supremo della Costituzione e della dignità del nostro paese, per chiederle di dire in un suo messaggio, come la Costituzione le consente, chiare parole di condanna per lo stato di fatto che si è venuto a creare. Ma soprattutto le chiediamo di fare trionfare la sostanza sopra la forma, facendo obiezione di coscienza ogni volta che è chiamato a promulgare leggi che insultano nei fatti lo spirito della Costituzione. Lungo la storia altri re e altri presidenti si sono trovati di fronte alla difficile scelta: privilegiare gli obblighi di procedura formale oppure difendere valori sostanziali. E quando hanno scelto la prima via si sono resi complici di dittature, guerre, ingiustizie, repressioni, discriminazioni.

Il rischio che oggi corriamo è lo strangolamento della democrazia, con gli strumenti stessi della democrazia. Un lento declino verso l'autoritarismo che al colmo dell'insulto si definisce democratico: questa è l'eredità che rischiamo di lasciare ai nostri figli. Solo lo spirito milaniano potrà salvarci, chiedendo ad ognuno di assumersi le proprie responsabilità anche a costo di infrangere una regola quando il suo rispetto formale porta a offendere nella sostanza i diritti di tutti. Signor Presidente, lasci che lo spirito di don Milani interpelli anche lei.


Nel ringraziarla per averci ascoltati, le porgiamo i più cordiali saluti.

Francesco Gesualdi, Adele Corradi, Nevio Santini, Fabio Fabbiani, Guido Carotti, Mileno Fabbiani, Nello Baglioni, Franco Buti, Silvano Salimbeni, Enrico Zagli, Edoardo Martinelli, Aldo Bozzolini

giovedì 7 aprile 2011

mercoledì 6 aprile 2011

6 aprile...due anni dopo

Mi sembra che sia oggi, come a tutti, forse...

Il boato, i rumori degli armadi in casa, la paura di restarci dentro, il pensiero a chi non ti è vicino, le prime immagini dai TG, le telefonate e, poi, le prime riunioni per decidere cosa fare: le scuole chiuse o aperte? Se ci chiedono aiuto che si fa? Siamo pronti

E così nasce un movimento spontaneo che il comune riesce a gestire grazie alle numerosissime collaborazioni...con le associazioni, con le singole persone, con gli uffici...tra tutti.

Si inzia a correre: alberghi, ospedale, case, il centro di raccolta organizzato in poche ore, i primi comunicati, aggiornati di giorno in giorno, le news su guardiagrelesociale.it, aggiornate di ora in ora, i primi viaggi...a L'Aquila, a Pineto, a Chieti...la raccolta fondi...

I primi ospiti che arrivano non hanno più parole per ringraziare...

Tanti giovani all'opera, pronti ad ogni richiesta: farmaci, cibo, compagnia...

C'è anche il tempo per una cena tutti insieme: salsicce e patate al forno. Ricordate?

Quei visi ce li ho stampati tutti nella mente: Ermando, Carla, Raniero, Rosina, Antonio...e poi i tanti volontari...Arcangelo, Assunta, Francesca, Davide, Pietro, Tonia, Giouliano, Francesco, Massimo, Daniel, Daniele, Andrea, Pierluigi, Alessio, Amanda, Giulia, Antonella, Rosaria, Camilla, Luigi, Assunta, Domenico, Ilaia, Angelo, Ernesto, Lorenzo, Simone, Angela e tanti, tanti altri ancora...grazie ancora...

Un anno fa 308 rintocchi, 308 lumi...forse sono ancora da qualche parte! Tanti amici, gli stessi dell'anno prima...

E oggi?

Se il silenzio è una scelta...Se è invece è perdita di memoria, la cosa proprio non mi va giù...

Io non voglio proprio dimenticare...che anche Guardiagrele ha avuto il suo terremoto...