Caro Direttore,
nell’ultimo anno ho avuto modo di occuparmi del cosiddetto riordino della sanità abruzzese e, in modo particolare, della cosiddetta riorganizzazione della rete ospedaliera.
Nel maggio scorso, come tutti ricorderanno, il TAR Abruzzo ha annullato il programma operativo nella parte in cui disponeva la chiusura dei piccoli ospedali.
Tra essi quello di Guardiagrele è ancora attivo grazie al pronunciamento del Consiglio di Stato che, quasi un anno fa, sospese i provvedimenti commissariali ritenendo che dovesse essere tutelato il diritto alla salute costituzionalmente garantito.Si ricorderà anche che, all’indomani di quelle decisioni, il governo trasformò in legge il programma operativo annullando, di fatto, le decisioni che lo avevano bocciato.
Insomma, un cortocircuito dal quale potrà tirarci fuori solo la Corte Costituzionale appena il TAR, che abbiamo già sollecitato, vorrà trasmettere il fascicolo alla Consulta.Intanto i piccoli ospedali, tranne Guardiagrele, non esistono più e in tutte le zone interne si soffre di gravi carenze assistenziali perché la sanità del territorio che, per dichiarazione di principio del Commissario Chiodi, dovrebbe garantire la salute dei cittadini evitando ricoveri asseritamene inutili negli ospedali, tarda a manifestarsi.
In attesa di questa epifania, non ho potuto fare a meno di recarmi a Chieti, ieri, per capire come Chiodi e il ministro Fazio pensano di poter passare (come diceva il titolo del convegno) dal piano di rientro al piano di sviluppo.
Non mi aspettavo molto, a dire la verità. L’attesa di una cruda relazione sui dati positivi raggiunti, sui pareggi di bilancio non è stata delusa (lo dico con amara ironia, ovviamente). E così, ancora una volta, abbiamo ascoltato e letto rapporti sul deficit ormai ridotto a zero, su tassi di inappropriatezza di ricoveri quasi inesistenti, su efficienze dei presidi territoriali (quelli che hanno sostituito gli ospedali) e così via.
Il vero problema è che gli interventi sono stati conditi da affermazioni che feriscono quanti hanno ritenuto e ritengono di dover combattere la buona battaglia della sanità nelle zone interne (e non solo) avendo come criterio di riferimento solo ed esclusivamente quello della tutela del diritto alla salute e della difesa della sanità pubblica.
Un criterio, questo, che non nasce dalla lettura di rapporti, numeri e tabelle, ma semplicemente dalla concreta esperienza quotidiana che consente di guardare la realtà con occhio attento alle necessità della nostra gente.Questo ci ha convinto sin dal maggio 2010 del fatto era indispensabile iniziare anche una azione legale che, alla fine, ci ha dato ragione ed ha aperto la strada ad esiti analoghi anche in altre comunità (Agnone, Atri, Anagni) e ne fa sperare altre (Pontecorvo, Subiaco…).
Ecco perché è stato davvero fastidioso sentir dire da chi è intervenuto che la gente che ha lottato non voleva perdere proprie comodità, stava difendendo privilegi ed interessi, stava danneggiando il servizio sanità.
Insomma, la nostra era una lotta di retroguardia che, alla fine, tutelava posizioni di potere e non la salute dei cittadini.Beh, se non avessimo difeso questi poteri (ironizzo ancora, s’intende!), nell’ultimo anno dove mai, ad esempio, i pazienti ricoverati a Guardiagrele (e non certo per patologie inesistenti) avrebbero trovato posto?
, non credo davvero che chi ha ingaggiato una battaglia (questa sì contro il potere della regione e del governo), avesse in mente di proteggere qualcuno in particolare.
Ma oltre al dileggio abbiamo assistito anche all’epopea del sogno. Nessuno ha mai detto che la cosiddetta sanità del territorio (quella, cioè, che si “dispensa” fuori dall’ospedale), non sia necessaria.
come si può sostenere che questa, soprattutto nelle sedi degli ospedali chiusi, è stata potenziata e migliorata?
I presidi di assistenza dovrebbero addirittura sgravare i gradi ospedali provvedendo ad esami laboratoriali, servizi diagnostici, viste ambulatoriali.Eppure, se si guarda alla realtà, si vede come la carenza di personale (nonostante la possibilità di fare nuove assunzioni) è ancora causa di disservizi: manca chi legga radiografie e tac; mancano tecnici di laboratorio; mancano specialisti e i distretti sono ridotti ai minimi termini.
Insomma, avremo pure raggiunto il pareggio di bilancio e le ASL avranno pure ridotto i loro deficit, ma il prezzo è stato ed è ancora molto, troppo alto. MA questo nessuno lo vede, forse
Di certo nessuno lo ha detto ieri.
Eccoperché continueremo la buona battaglia.
Simone Dal Pozzo - Guardiagrele
domenica 30 ottobre 2011
martedì 27 settembre 2011
giovedì 1 settembre 2011
giovedì 25 agosto 2011
venerdì 15 luglio 2011
martedì 5 luglio 2011
mercoledì 29 giugno 2011
Governo e commissario chiudono l'ospedale per decreto legge!
Il Gruppo consiliare "Guardiagrele il bene in comune" segue con la massima attenzione la questione relativa alla chiusura dei piccoli ospedali prevista dal Programma Operativo 2010 del commissario alla sanità e presidente della regione Abruzzo.
Dopo avere impugnato quel provvedimento ed avere riportato una vittoria in fase cautelare davanti al Consiglio di Stato e, quindi, due vittorie nel merito davanti al TAR Abruzzo, annuncia che l'Ufficio commissariale ha proposto appello contro le sentenze chiedendone la revoca.
Appena dopo le sentenze (maggio 2011), il presidente Chiodi chiese ed ottenne la convocazione di un vertice a Roma per verificare come poter proseguire l'incarico commissariale, a suo avviso ostacolato dai provvedimenti del Giudice Amministrativo.
In quella sede venne annunciato un provvedimento da parte del Governo.
A questo punto, per evitare colpi di mano da parte del Governo nazionale e regionale, lo scorso 1° giugno, il gruppo consiliare ha diffidato il Presidente del Consiglio Regionale dal portare in discussione provvedimenti modificativi del Piano Sanitario del 2008 e il Governo (nelle persone del presidente del Consiglio e dei Ministri dell'Economia e della Salute) dall'adottare atti che potessero attribuire poteri commissariali confliggenti con le norme di legge che dicono che ad altri spetta il potere diprogrammazione sanitaria.
Il gruppo consiliare, che ha agito in giudizio con il patrocinio dell'Avv. Simone Dal Pozzo, ha seguito la fase successiva e anche gli sviluppi degli ultimi giorni relativi alla manovra economica di cui nella serata del 28 giugno 2011, a seguito del vertice di maggioranza, è stata diffusa una bozza.
Il gruppo, quindi, si rivela ancora una volta una sentinella posta a guardia della tutela degli interssi della comunità e lancia, a un anno dalla prima bozza del Programma Operativo, l'allarme su un decreto che potrebbe far rivivere quel che il TAR aveva, su nostro ricorso, cancellato.
2. La bozza della manovra estiva: l'ospedale di Guardiagrele chiude per decreto legge
Dalla lettura del documento emerge che quel che il governo aveva annunciato lo scorso 24 maggio nel vertice romano con i commissari alla sanità si è materializzato a pagina 24 della bozza di manovra economica discussa il 28 giugno nel vertice di maggioranza e, anzi, quel che il Governo si appresterebbe ad approvare è addirittura peggio di quanto si potesse immaginare.
Nella manovra estiva proposta da Tremonti si dicono essenzialmente due cose.
La prima. Se vi sono contrasti tra il Piano di rientro e il Programma Operativo da una parte e, dall'altra, norme regionali, il Consiglio regionale, rilevato il contrasto anche su indicazione del commissario, è chiamato ad adottare i provvedimenti necessari entro sessanta gionri. Se non lo fa, interviene il Governo sostituendosi alla regione.
La seconda previsione è quella più pericolosa perchè riserva un trattamento speciale alla regione Abruzzo quale evidente effetto delle sentenze con le quali il TAR ha salvato i piccoli ospedali.
Il Governo trasforma in una legge dello stato il programma operativo 2010 (quello bocciato dai TAR) e, dopo avergli modificato l'incarico commissariale, dà 60 giorni a Chiodi per approvare il Piano Sanitario regionale 2011 - 2012.
Purtroppo le previsioni di un colpo di mano che ci avevano costretto a diffidare anche il Presidente del Consiglio dei Ministri e i Ministri delle Finanze e della Salute, alla luce dei fatti, si sono rivelate fondate. E questo dimostra ancora una volta la forza delle posizioni espresse da ormai un anno dal gruppo consiliare di centrosinistra "Guardiagrele il bene in comune" che ha condotto una battaglia pionieristica sulla salvaguardia dei piccoli ospedali, aprendo la strada ad un filone che ha fatto scuola anche in Molise e nel Lazio; una forza che, per essere contrastata, ha richiesto addirittura un intervento del governo nazionale.
Temevamo, in effeti, che il Governo potesse superare quanto il TAR aveva detto e, cioè, che il potere di programmazione sanitaria spetta alla Regione e così, purtroppo, è stato.
Ovviamente si tratta di una bozza, ma se il tutto si trasformasse nel decreto legge annunciato per giovedì, questo significherebbe che in pochi giorni l'ospedale di Guardiagrele sarebbe chiuso e quelli che, pur essendo disattivati, sono stati salvati, perderanno definitivamente la speranza di tornare a funzionare.
Un decreto legge, infatti, appena dopo la firma del Presidente della Repubblica, è legge ed ha efficacia immediata anche prima della conversione in legge che deve avvenire in Parlamento entro sessanta giorni dalla sua adozione.
Insomma, l'ospedale di Guardiagrele chiude per decreto legge: questa è la verità dei fatti di fronte alla quale non ci si può arrendere.
E' vero che in poche sciagurate righe si cancellano mesi e mesi di battaglie e si barattano i diritti per i bilanci che certamente non sono in rosso per i piccoli ospedali, ma è altrettanto vero che la guerra non è ancora finita. Sbaglia, infatti, il Governo se crede di poter liquidare la pratica con la decretazione d'urgenza.
Resta aperto il fronte giudiziario anche a seguito dell'appello appena notificato dal commissario, appello che, però, potrebbe anche avere una vita breve se il Consiglio di Stato, alla luce del decreto legge, dovesse dichiarare cessata la materia del contendere visto che il Programma Operativo, come atto amministrativo non esiste più. Comunque sia, annunciamo sin da ora che queste norme saranno immediatamente impugnate davanti alla Corte Costituzionale.
Resta, poi, aperto anche il fronte della "lotta" politica. Con una nota inviata la scorsa notte al Presidente Napolitano lo abbiamo invitato a non firmare il decreto legge non solo per salvare il nostro ospedale, ma anche perchè quel provvedimento demolisce in un solo colpo i principi più importanti della Costituzione in tema di autonomie: sussidiarietà e leale collaborazione.
Se anche su questo decreto legge, qualora fosse approvato così come è, il governo dovesse porre la fiducia, è chiaro che i parlamentari abruzzesi che la votassero, assumerebbero di fronte all'intera regione una grave responsabilità.
Resta, per ora, l'invito al Governo a stralciare completamente questa parte dal decreto legge con l'invito ad abbandonare la via autoritativa e a rispettare i diritti dei cittadini.
sabato 11 giugno 2011
venerdì 10 giugno 2011
mercoledì 8 giugno 2011
sabato 4 giugno 2011
mercoledì 1 giugno 2011
lunedì 30 maggio 2011
lunedì 23 maggio 2011
Il mio intervento su "Il Centro"
Oggi il presidente della Giunta regionale si chiede e chiede a Roma quali siano i suoi poteri nonostante abbia avuto tutto il tempo per capire che quello che stava confezionando- su mandato di Tremonti - era un atto illegittimo.
Chiodi, commissario per la sanità, ha commesso l'errore fatale di dimenticare che Regione e Ministeri avevano già concordato nel 2007 come doveva essere ripianato il debito e ha trascurato il dato essenziale che quel piano (poi recepito nel 2008 dal Piano Sanitario Regionale) salvava i piccoli ospedali e, con essi, i conti della sanità. E' come dire che gli sprechi non erano causati da quelle strutture.
Il dato giuridico fondamentale da noi sempre sostenuto e oggi confortato dal pronunciamento del TAR è che il commissario, che è un organo amministrativo, non può violare una legge regionale (perchè il Piano Sanitario è una legge) e non può gravare le zone interne - magari già afflitte da altri problemi - del taglio della sanità ospedaliera.
Perchè questo Tremonti, Fazio, Massicci, Palumbo (questi ultimi tecnici del Ministero) Chiodi, Baraldi e Zavattaro non l'hanno capito?
Perchè, dopo l'ordinanza del Consiglio di Stato di gennaio, non hanno rivisto la loro azione?
Erano veramente convinti che bisognasse andare avanti ad oltranza?
Non so rispondere. So solo che, sfogliando la mia personale rassegna stampa, trovo la dichiarazione di Chiodi che, nella campagna elettorale che poi ha portato alla sua elezione, si impegnava a riconvertire i piccoli ospedali e quelle di Venturoni che, reduce dalla triste personale vicenda degli arresti domiciliari, rivolgeva il suo primo pensiero al taglio di quelle strutture.
Evidentemente, nonostante il grido di allarme lanciato verso Roma (Chiodi chiede a Tremonti cosa fare e qual è la sua identità), c'è una impostazione politica diversa (legittima ma non condivisa) che oggi, dopo che il TAR ci ha dato ragione, nessuno appoggia più, neanche la parte che dovrebbe sostenere il presidente in una fase così delicata e neanche chi, dopo avere lucrato sulla inadeguatezza delpiano del 2008, oggi ne parla come l'unica vbera soluzione al problema sanità.
A questo punto mi faccio un'altra domanda. Possibile che nessuno dei tecnici che ha elaborato il Programma Operativo si sia mai reso conto del fatto che quel provvedimento era illegittimo? Il quesito non è privo di senso se pensiamo che quelle persone hanno lavorato, alla luce dei fatti, inutilmente e, soprattutto, hanno prodotto danni in alcuni casi irreparabili (pensiamo agli ospedali già disattivati: cosa succederà adesso?).
Altra domanda. Possibile che i cittadini per vedersi riconoscere un diritto fondamentale ed elementare si devono rivolgere alla Magistratura quando, invece, dovrebbe essere "la politica" a fare le scelte nell'interesse di tutti?
Concludo con un ultimo quesito e mi permetto di dare un suggerimento.
Che si fa ora? In molti invocano un nuovo Piano di Rientro e un nuovo Piano Sanitario Regionale. Io credo che vadano bene quelli che ci sono e che chi ha le responsabilità non deve fare altro che darvi piena attuazione. O dovremo riprendere la litania delle diffide e degli esposti in Procura?
Nè si può pensare che il Governo possa aggiustare anche questo problema con una sanatoria. Martedì Tremonti incontrerà i commissari delle 5 regioni in deficit convocati su richiasta di Chiodi dopo il "caso Guardiagrele". Magari potrebbe tirar fuori dal cilindro una sorta di condono decretando, ad esempio, che i commissari possono derogare ai Piani Sanitari Regionali o sospendere le leggi regionali.
Tutto ciò sarebbe - ma questo nessuno lo pensa - uno schiaffo a quelle centinaia di persone (soprattutto anziane), che, negli ultimi mesi, hanno trovato posto all'ospedale di Guardiagrele e che avrebbero dovuto cercare altrove assistenza senza la certezza di trovarla. Sarebbe un oltraggio a chi lavora, al limite del collasso, in quella struttura che, nonostante tutto, riesce ad offrire un servizio di qualità. E sarebbe l'ennesimo sgarbo alla Costituzione.
Per ora voglio godere, insieme a loro e ai guardiesi, di questa vittoria che ha riconsegnato ad una intera comunità la speranza nel futuro.
venerdì 20 maggio 2011
mercoledì 18 maggio 2011
L'ospedale resta aperto. Il TAR ci ha dato ragione
Il TAR ha accolto uno dei nostri ricorsi.
Abbiamo avuto ragione su tutta la linea.
Una sentenza ben articolata che muove dalla spinta della decisione di gennaio del Consiglio di Stato.
Il TAR ha detto che il Programma Operativo non poteva contrastare con il Piano Sanitario approvato nel 2008 con una legge regionale.
Il Piano, quindi, è stato annullato nella parte che riguarda l'ospedale di Guardiagrele.
La politica del centrodestra che voleva affondare la sanità delle zone interne è finita sotto un treno, un treno del quale siamo stati la locomotiva sin dal primo momento.
Questa vittoria ci rende felici, felici di avere fatto il "bene comune" perchè l'ospedale resta aperto per tutta la comunità!
Abbiamo avuto ragione su tutta la linea.
Una sentenza ben articolata che muove dalla spinta della decisione di gennaio del Consiglio di Stato.
Il TAR ha detto che il Programma Operativo non poteva contrastare con il Piano Sanitario approvato nel 2008 con una legge regionale.
Il Piano, quindi, è stato annullato nella parte che riguarda l'ospedale di Guardiagrele.
La politica del centrodestra che voleva affondare la sanità delle zone interne è finita sotto un treno, un treno del quale siamo stati la locomotiva sin dal primo momento.
Questa vittoria ci rende felici, felici di avere fatto il "bene comune" perchè l'ospedale resta aperto per tutta la comunità!
lunedì 25 aprile 2011
Ora e sempre resistenza!
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